La famiglia nel 2013.

Una famiglia, dalla notte dei tempi fino ad oggi e alla fine dei miei giorni, per me [ = in my VERY humble opinion, detto da quel metro quadro del mio orticello mentale] sarà composta sempre dai soliti elementi. Giusto o sbagliato, è così. Se non vi dispiace.

Per chiarirsi, è così anche se vi dispiace, ché, in termini di libera condivisione di pensiero, non me ne frega un caz… non vado cercando approvazione alcuna su quanto penso e scrivo.

Mi fa invece molta [leggi enorme] specie, tanto quanto non mi sorprende affatto, che uno stesso concetto possa assumere così diverse sfumature a seconda del pulpito e urtare e allo stesso tempo compiacere la sensibilità degli stessi fruitori.

Le solite baggianate di questo bel Paese.

Patriottismo portami via. Ma via, proprio, oltre i confini. Che detto da un’italiana che si è marchiata con il simbolo di un altro Paese non lascia il tempo che trova. E mi piace che il succo trasudi di coerenza.

Nello specifico la famiglia, appunto, riprendendo il titolo del post.

Io sostengo la versione “mamma (donna) + papà (uomo)” che concepiscono bambini alla vecchia maniera (potendo) e senza intignirsi nel caso ‘sti figli non si riuscissero a generare. Si vede che un perché c’è, senza che lo si arrivi a capire. Sono cresciuta credendo in molte cose, tra le quali la rassegnazione intesa come consapevolezza che, ad un certo punto, non spetta più a noi essere padroni del nostro destino, nonché umile riconoscimento dei propri limiti.

I limiti!!! Ecco un’altra cosa che questa società non riconosce più.

Ci siamo tutti riempiti la bocca con questo Ventunesimo secolo, vantandoci di aver capito tutto e di aver trovato (o di starci provando) una soluzione a qualsiasi problema.

Parliamo di democrazia, sbandierandone i diritti solo quando ci conviene, remunerativamente parlando, ovvio, ma mai quando si tratta – SEMPLICEMENTE – di rispettare l’opinione altrui. Si vuole poter scegliere SEMPRE (e mi viene in mente il pannello delle liste per le prossime elezioni) per poi andare a parare da nessuna parte se non quella dei propri interessi. Ma nessuno, NESSUNO che abbia il coraggio di rimanere saldo nei limiti delle proprie opinioni senza per forza denigrarne altre.

Si può non essere d’accordo con qualcuno e provare la forte necessità di comunicarlo, ma sempre entro certi limiti. Ci sono modi, luoghi e tempi.

Questa la differenza sostanziale, per me:

  1. i modi, con cui comunicare [sarebbe sufficiente anche solo una certa padronanza lessicale]
  2. i luoghi entro cui comunicare, troppo spesso “fuori”
  3. i tempi per farlo, come quando anche smettere di ascoltare prima della fine del periodo fa la differenza, tanto come non dare possibilità di replica.

…e mille altri sotto-paragrafi che al solo pensarci vorrei poter tornare all’età della pietra.

Per me, in mia opinione, secondo il mio modesto pensiero. Tocca sempre specificarlo anche laddove è ovvio, come all’interno di un blog, dove risulta chiaro che il punto di vista UNICO è quello dello scrivente.

Ovvio, ma doveroso da ricordare vista l’intransigenza cognitiva di un lettore su due. Senza offesa – ça va sans dire.

Per quel che leggo, mi può andar bene passare per bigotta per il mio senso di intendere la famiglia.

Il resto sono anche un po’, limitatamente, tutti cazzi vostri.

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