Goditi il problema. Cit.

Mi sono svegliata inversa. Ancora.

Poi ho acceso la tv e ho visto, in replica, suppongo, un’intervista alle Invasioni Barbariche. Quella di Sebastiano Mauri.

Che forza, che vita (giusto per ricollegarmi al post di prima – io, rea confessa). Mi colpisce la dialettica, lo strano universo in cui è vissuto, tanto distante dal mio. L’ammirazione mi coglie; comprerò il libro, mi ha convinta.

E’ come il discorso che fa su Cuba (dovete aver visto l’intervista, ndr). E’ come quando ti convinci di non voler neanche prendere in considerazione un diverso punto di vista, poi lo fai e scopri che ti piace. Ecco, è andata così.

E proprio quando spero che, come lui, magari anche anche molte più persone di quante pensassi, con quegli stessi argomenti che consideravo a tratti intollerabili, sono da rivalutare e quindi la gente non fa proprio tutta schifo come da mie whatsappate degli ultimi giorni, ecco che, conclusa l’intervista, passa in tv la pubblicità dell’ennesimo settimanale di cui l’umanità potrebbe tranquillamente e civicamente fare a meno. Giallo, si chiama. Non bastavano le facce della D’Urso o chi come lei guadagna sbattendo le tragedie familiari allo stesso livello del gossip a far cadere ad un livello molto basso lo specchio di questa società, bisognava mettere tutto anche nero su bianco, con ” storie, delitti e misteri, rivisitati in una formula nuova e originale” parole della casa editrice.

Ma che roba è? Odio la gente, mi dicono di essere cattiva, “e, come sei acida, ma scopa un po’ ” ma come cazzo si fa, dico io, a relazionarsi in una società come questa? Scopare di più, di certo, non basta.

Giusto per parafrasare il Mauri, io sto problema qua faccio un po’ fatica a godermelo. Non so voi.

Poi mi rimetto a leggere Il Grande Gatsby. Ancora.

Il nonsenso di Pandi per le cose

Nel senso che oltre al sesto, ne ho praticamente istituito un altro, molto personale, di senso per le cose. Per le cose di oggi, dico. E non oggi come giorno, ma oggi “periodo storico”, a trecentosessanta gradi.

Tipo, degli Oscar e di Leonardo Di Caprio e del non capirne un cazzo.

Il Leo non ha perso un colpo dai tempi del Titanic e ancora prima. Via il colossal, e via la figura dello psichedelico Romeo di Luhrmann – troppo teen idol, troppe Smemo riempite per poter decontestualizzare – il tempo di farsi crescere la barba e di far intendere di non essere uno sprovveduto come se ne sono visti tanti, e via di pellicole di un certo taglio.

Eppure nella proclamazione delle nomination degli Oscar di quest’anno, niente. Non che la cosa mi distrugga, ma amo le cose fatte bene e ci sono rimasta male.

E’ ancora presto, ma “adesso” esce Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann. Avete letto il libro, sì? Suggerisco sempre la versione originale, al netto di traduzioni, ma per comodità trovate QUI un buon riassunto e tutti i riferimenti nel caso vogliate saperne di più.

Ecco il trailer:

Protagonisti Di Caprio e Maguire (anche lui ci avrei visto bene nei panni di Gatsby, ma forse solo nella parte quieta del protagonista), la lei principale è la Mulligan, già vista in Orgoglio e Pregiudizio, ma anche moglie di Shia LaBeouf nel thriller su Wall Street, quello con un Michael Douglas un po’ incartapecorito, è molto versatile, credo che l’amerò; la apprezzerò anche se a fianco di Ryan Gosling in Drive un po’ mi dava noia con quell’aria da “sola nel mondo alla proteggimi-vattene-scopami-“no non posso”-fa’-finta-che-non-voglio-ma-muoviti”. Che se poi consideriamo la mia reazione come frutto del lavoro che lei ha fatto sul personaggio, tanto di cappello.

E la storia? Non ci vedete anche voi qualcosa di molto attuale? La conclusione del romanzo fa riflettere, cito da Wikipedia:

…si sente l’attimo di disperazione di Nick e poi la ricerca di un mito che dia senso all’assurdità dell’esistenza. Un’ultima frase sembra essere un poscritto:

« Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato. »

Mai come oggi, e proprio come dipinto nel 1925 da Fitzgerald, ho davvero l’impressione di vivere in [leggo] “un mondo che confonde la fotografia con la realtà, dove il denaro  ha usurpato il ruolo di Dio e la pubblicità e il commercio trionfano”.

Baz mi porterà come al solito su un altro pianeta con la sua versione del film, poi però il disagio e la solitudine rimarranno e si amplificheranno, nell’istintivo -già so- seppur speranzoso cercare le differenze tra ora ed allora e accorgendomi, purtroppo, che non sono così tante.

Riguardo il trailer e lo vorrei vedere subito, ma quando arriva maggio?!?